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L’apologetica dei Padri

Gli scrittori cristiani della prima generazione dopo gli Apostoli, i cosiddetti Padri apostolici, preziosi testimoni della Chiesa del loro tempo, presentano già in modo interessante alcuni aspetti dell’argomento profetico, pur non pensando di fare opera propriamente apologetica.
Gli scrittori della generazione successiva, cioè i Padri apologisti, devono il loro nome al proposito esplicito di difendere il cristianesimo rivolgendo agli imperatori, o a tutti i “Greci” (i pagani), esposizioni che confutavano le obiezioni e che facevano vedere i titoli di credibilità della religione cristiana.

DOMINUS JESUS

Da un punto di vista cristologico, sono sostanzialmente tre i contenuti dottrinali che la Dichiarazione «Dominus Jesus» intende ribadire per contrastare interpretazioni erronee o ambigue sull’evento centrale della rivelazione cristiana, e cioè sul significato e sul valore universale del mistero dell’incarnazione:

la pienezza e la definitività della rivelazione di Gesù (n. 5-8);

l’unità dell’economia salvifica del Verbo incarnato e dello Spirito Santo (n. 9-12);

l’unicità e l’universalità del mistero salvifico di Gesù Cristo (n. 13-16).

Vero Ritratto di Gesù

Riprodotto da quello fatto incidere dall’imperatore Tiberio su smeraldo, già proprietà del tesoro imperiale di Costantinopoli, caduto in mano ai Turchi nel 1413 e dal sultano Bajazet II donato a Papa Innocenzo VIII insieme con la Santa Lancia che ferì il costato del Signore, in riscatto del proprio fratello fatto prigioniero dalle armi cristiane a Rodi.
A questo dolcissimo ritratto iconografico fa riscontro quello letterario, non meno impressionante, della celebre lettera di Publio Lentulo, proconsole nella Giudea, allo stesso imperatore Tiberio.

A Tiberio Cesare salute.

Ordine Templare: La Regola integrale

1. Ci rivolgiamo in primo luogo a quanti disprezzano profondamente la propria volontà e desiderano, con purezza di cuore, servire il re supremo come cavalieri e indossare, ora e per sempre, con premurosa sollecitudine, la nobilissima armatura dell’obbedienza. E perciò esortiamo voi che avete fin qui condotto la vita dei cavalieri secolari, che non ha la propria causa in Cristo e che avete abbracciato solo a vostro vantaggio, a seguire coloro che Dio, per grazia della sua compassione, ha tratto dalla massa dei dannati e, nella sua grande pietà, ha destinato alla difesa della Santa Chiesa, e vi chiediamo di unirvi a loro, subito e per sempre.

Gargano, Santuario sotterraneo di San Michele

santuario_san_michele_arcangeloSul massiccio roccioso del Gargano sorge il Santuario sotterraneo di San Michele ancorato alla vecchia terra d’Europa e affacciato verso l’Oriente. Il suo splendido portale di bronzo può essere considerato come una bocca aperta sull’anima segreta e terribile del medioevo. In alto, in corrispondenza delle porte, sono collocate due lapidi rettangolari inquadrate da cornici ed in quella di destra si legge la seguente epigrafe: “TERRIBILIS EST LOCUS ISTE HIC DOMUS DEI EST ET PORTA COELI” (impressionante è questo luogo qui è la casa di Dio e la porta del cielo). Il portale mostra storie di angeli e arcangeli tra salvezza e gioia, lotte e sconfitte; la spada infuocata che caccia dal paradiso; Giacobbe che lotta con l’angelo; Isacco salvato dal sacrificio del padre Abramo.

Le Crociate

Le Crociate furono una serie di guerre, combattute tra l’XI e il XIII secolo fra eserciti di regni cristiani europei ed eserciti musulmani prevalentemente sul terreno dell’Asia minore e nel Mediterraneo orientale. Poiché esse furono benedette e spesso invocate dal Papato e motivate da un sentimento eminentemente religioso che intendeva liberare dall’occupazione musulmana la terra ove nacque, predicò e morì Gesù Cristo, vengono spesso definite “guerre di religione”. Tuttavia, esse ebbero di fatto anche non trascurabili moventi politico-economici all’interno del mondo feudale medievale europeo e bizantino, e come concreto fine la difesa dei Cristiani in Terra Santa contro i musulmani. Sono altresì considerate da molti, storici e non, come la risposta della Cristianità al jihad islamico del VII secolo, dal momento che la Palestina (come anche il Nord Africa) erano state terre cristiane dal II/III secolo fino alla vittoriosa avanzata islamica.

IL SEGNO DELLA CROCE

Domanda: “Il segno della croce: qual è il suo significato? I cristiani dovrebbero farsi il segno della croce?”

Risposta: La pratica di farsi il segno della croce è quantomai importante nella Chiesa Cattolica Romana, ma è praticata anche fra i greco-ortodossi e gli episcopaliani. La storia del segno della croce risale almeno a Tertulliano, il padre della Chiesa antica che visse fra il 160 e il 220 d.C. Egli scrisse: “Se ci mettiamo in cammino, se usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto, se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la fronte col segno di croce”.

ORDINE MILITARE E RELIGIOSO DEI CAVALIERI DI CRISTO

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA XLIX GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI. Tema: Le vocazioni dono della Carità di Dio Cari fratelli e sorelle! la XLIX Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 29 aprile 2012, quarta domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: Le vocazioni dono della Carità di Dio. La fonte di ogni dono perfetto è Dio Amore – Deus caritas est -: «chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1 Gv 4,16). La Sacra Scrittura narra la storia di questo legame originario tra Dio e l’umanità, che precede la stessa creazione. San Paolo, scrivendo ai cristiani della città di Efeso, eleva un inno di gratitudine e lode al Padre, il quale con infinita benevolenza

Gli Ordini religioso-militari e la crisi delle Crociate

L’Antico Testamento è permeato da spirito bellicoso, Dio è il Signore degli Eserciti (Adonai sevaoth) e la guerra è presentata come guerra del Signore da numerosi profeti (Isaia, Geremia, etc.). Le guerre sante sono finalizzate allo sterminio dei pagani, con i loro idoli e i loro abomini, affinché venga sterminato chiunque tenti al
peccato e all’infedeltà a Dio (Deuteronomio, 13,7-12). Anzi, il Signore stesso scende in campo a combattere i propri nemici, vibrando Egli stesso la spada, con il suo popolo santo

Cavalieri Templari: Ego Promitto Domino

Il breve testo, riguardante la formula di giuramento utilizzata da alcuni Templari iberici, permette di sgomberare il campo dalle numerose sciocchezze esternate in ogni e possibile occasione di lettura sull’argomento.

Antica regola dei Templari

Vessillo Crociati

PROLOGO
Il nostro (discorso) si dirige innanzitutto con fermezza a tutti coloro, che intendono rinunciare a seguire le loro proprie volontà, e desiderano con purezza di spirito militare per il sommo e vero Re, perché assumano l’armatura insigne dell’obbedienza, adempiendola con particolarissima cura, e la portino a perfezione con la perseveranza. Esortiamo dunque voi che fino a questo momento avete abbracciato la milizia secolare, nella quale Cristo non fu la causa, ma per solo umano favore, perché facciate parte di coloro che Dio ha eletto dalla massa di perdizione e per gratuita pietà riunì per la difesa della Santa Chiesa, vi affrettiate ad associarvi perennemente. Ma innanzitutto, chiunque sei, o soldato di Cristo, che hai scelto tale santa conversazione, è necessario che usi una

Ordine Supremo del Cristo

L’Ordine Supremo del Cristo (o Milizia di Nostro Signore Gesù Cristo), sorto in Portogallo come ordine monastico-militare, è attualmente il più prestigioso ordine equestre pontificio, anche se va considerato al momento quiescente non essendovi più in vita insigniti. Nel 1318, dopo la soppressione dell’Ordine della Milizia del Tempio, il re di Portogallo Dionigi il Liberale ottenne dal papa il permesso di utilizzare il patrimonio dei Templari presente nei suoi territori e di arruolare i suoi ultimi cavalieri per creare un nuovo ordine monastico-militare, destinato alla lotta contro i mori nell’Algarve. Tale ordine, detto “del Cristo”, venne approvato con la bolla Ad ea ex quibus del 14 marzo 1319 da papa Giovanni XXII, che si riservò il diritto di conferirne le onorificenze.