LA TAVOLA ROTONDA: LEGGENDA CAVALLERESCA

Al primo posto nella leggenda cavalleresca, ben lontana da qualsiasi riscontro storico, c’è la Tavola Rotonda, collocata dagli studiosi di araldica “tra gli ordini falsi o supposti” (Lucio Cappelletti, Gli ordini cavallereschi). Non sono mancati, tuttavia, tra ricercatori e cronisti d’ogni tempo, coloro che hanno tentato di dare fondamento storico alla sua esistenza. Scrive il monaco Pierre Helyot, noto anche come il Père Hippolyte, nella sua monumentale storia della cavalleria (otto volumi) che “un ordine militare chiamato della Tavola Rotonda fu istituito nell’anno 516 dal famoso Artù, re favoloso d’Inghilterra, il quale creò cavalieri di detto ordine ventiquattro signori della sua corte, che in certi dati giorni mangiavano insieme con lui ad una tavola rotonda”. Una falsa tavola rotonda, realizzata in età indefinibile, è oggi esposta al castello di Winchester come attrazione turistica. Escludendo comunque che sia mai esistito un ordine della Tavola Rotonda, resta in piedi per altri storici l’ipotesi che tale denominazione indicasse in epoca remota “una sorta di singolar tenzone, al termine della quale i partecipanti si recavano a cenare in casa di colui che aveva organizzato la pugna, assidendosi a una tavola rotonda”. Non si trattava, evidentemente, di un duello all’ultimo sangue. Ma è chiaro che i miti cavallereschi, sia pure riferiti in certi casi a un contesto storico reale, non possono essere analizzati secondo i criteri della storiografia corrente.
Che Artù e i suoi cavalieri siano realmente esistiti oppure no, che Lancillotto abbia davvero spasimato d’amore per Ginevra o che Parsifal abbia messo in gioco la propria purezza per ritrovare la sacra coppa del Graal, è dei tutto irrilevante al fine di comprendere ciò che la leggenda della Tavola Rotonda storicamente dimostra. In altre parole, la leggenda colma il vuoto storico di un’età oscura, fornendo un supporto immaginario alla carenza di dati reali, quanto basta per poter ricostruire un quadro attendibile di eventi e personaggi condizionati nei loro comportamenti da regole ben definite, corrispondenti a una precisa gerarchia di valori. A questi valori va rapportato il segreto dell’iniziazione cavalleresca, che comportava l’annientamento dell’individuo e la sua rinascita in funzione di un ruolo eroico superiore, secondo cerimoniali che rinnovavano nei loro tratti essenziali i grandi riti di ammissione all’età adulta (o all’esercizio della caccia, della guerra, della magia) nelle società primitive.

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