Geova non è il nome di DIO!
La verità sul nome Geova, smettiamola di tradurlo male.
Se conosciamo Gesù e gli diamo la nostra vita, ci togliamo l’impiccio del nome e possiamo chiamarlo papà!
Il Papa: società ingiusta quella che non dà lavoro o sfrutta i lavoratori
La società non è giusta se non offre a tutti un lavoro o sfrutta i lavoratori: lo ha affermato il Papa nella Messa presieduta nella Cappellina di Casa Santa Marta in occasione della Memoria di San Giuseppe lavoratore. Erano presenti alcuni minori e ragazze madri, ospiti del Centro di solidarietà “Il Ponte”, nato a Civitavecchia nel 1979, accompagnati dal presidente dell’associazione, don Egidio Smacchia. Nel Vangelo proposto dalla liturgia del giorno Gesù viene chiamato il “figlio del falegname”. Giuseppe era un lavoratore e Gesù ha imparato a lavorare con lui. Nella prima lettura si legge che Dio lavora per creare il mondo. Questa “icona di Dio lavoratore – afferma il Papa – ci dice che il lavoro è qualcosa di più che guadagnarsi il pane”:
LA COSTOLA DI ADAMO un errore di traduzione
EVA FU FATTA DALLA COSTOLA DI ADAMO? un errore di traduzione che ha fatto passare la Bibbia per una favola.
Levati, anch’io sono uomo!
Il gesto di inchino al Papa e baciare la mano o l’anello è una tradizione nata nell’impero bizantino ai tempi dell’Imperatrice Teodora come segno di estrema devozione al sovrano. D’altrocanto il papa, in segno d’umiltà, è solito baciare la terra appena arrivato in un nuovo paese. La parola “anello” è un’espressione che è scritta in 9 versetti:
Religione, spiritualità e prelati; la storia non si puo’ cancellare
Nel l855 il Re piemontese firmò un decreto del Parlamento che sopprimeva gli Ordini contemplativi e gli Ordini mendicanti, cioè Francescani e Domenicani, con la motivazioni che questi Ordini religiosi erano ormai inutili, i loro membri non lavoravano, non producevano. Lo Stato risorgimentale poteva benissimo fare a meno di loro.
Nel 1861 si possono contare 70 vescovi rimossi dalla loro sede o incarcerati, centinaia di preti in prigione, 12.000 religiosi e suore che vivevano nel Sud appena annesso al Piemonte sbattuti fuori dai conventi. 64 sacerdoti e 22 frati fucilati, perlopiù in Meridione.
L’educazione del giovane samurai era divisa in due parti
L’educazione del giovane samurai era divisa in due parti, prima e dopo i 15 anni (Nitobe 1980: 107):
a) il “piccolo insegnamento”, che iniziava a 5 anni (quando si iniziavano ad indossare i distintivi della casata e si sostituiva il pugnale giocattolo portato alla cintola del bambino con uno vero) contemplava l’istruzione primaria, regole di comportamento verso i genitori ed i maestri, rei, conversazione e musica;
b) il “grande insegnamento”, basato sull’omonima opera confuciana (Ta Hsüeh, in giapponese Daigaku), basato sull’autodisciplina e sulla sincerità; era inoltre richiesta la conoscenza di altre opere confuciane più i songo ossia i trattati cinesi sull’arte della guerra, nonché la calligrafia, la letteratura, l’equitazione, il tiro con l’arco e altre innumerevoli arti marziali.
VATICANO, PAPA FRANCESCO: I CARRIERISTI FANNO UN GRANDE DANNO ALLA CHIESA
Città del Vaticano, 8 maggio 2013 (VIS). “Gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che ‘usano’ il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle – quelli che dovrebbero servire – come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali, fanno un danno grande alla Chiesa”. Queste le parole che Papa Francesco ha rivolto alle partecipanti all’Assemblea Plenaria dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali, ricevute in udienza questa mattina.Il Papa ha proposto alle religiose tre temi, l’obbedienza, la povertà e la castità: “L’obbedienza come ascolto della volontà di Dio, nella mozione interiore dello Spirito Santo autenticata dalla Chiesa, accettando che l’obbedienza passi anche attraverso le mediazioni umane. (…) Povertà che insegna la solidarietà, la condivisione e la carità, e che si esprime anche in una sobrietà e gioia dell’essenziale, per mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita.
Cavaliere: uomo armato a cavallo.
Questa definizione, che sembra una tautologia, descrive invece appieno il potere insito nella figura del Cavaliere riunendo i tre elementi che fanno di questa figura un unicum nella storia della guerra e dei guerrieri.
Uomo, cavallo e arma costituiscono una triade che attraverso i secoli e le nazioni mantiene inalterato un insieme di valori e di significati, che possono modificarsi ed arricchirsi ma che nella loro sostanza non subiscono mutazioni di rilievo. Se è possibile comparare il Cavaliere europeo con quello eurasiatico o estremo orientale ciò accade perché ovunque vi sia Cavalleria il carattere sacro di tale triade di elementi è riconosciuto e suscita ammirazione, meraviglia e rispetto in coloro che cavalieri non sono.
Liturgia cattolica nel mondo
Benedetto XVI indicando l’esempio di san Francesco d’Assisi, molto devoto al Santissimo Sacramento, aveva spiegato che il vero riformatore è qualcuno che obbedisce alla fede: non si muove in modo arbitrario e non si arroga alcuna discrezionalità sul rito. Non è il padrone ma il custode del tesoro istituito dal Signore e consegnato a noi. L’exPapa chiedeva dunque alla Congregazione di promuovere un rinnovamento conforme al Vaticano II, in sintonia con la tradizione liturgica della Chiesa, senza dimenticare la norma conciliare che prescrive di non introdurre innovazioni se non quando lo richieda una vera e accertata utilità per la Chiesa, con l’avvertenza che le nuove forme, in ogni caso, devono scaturire organicamente da quelle già esistenti.
La genesi storico-culturale del concetto di futuwwa
La genesi storico-culturale del concetto di futuwwa origina certamente dalla nozione di muruwwa.[1] Un concetto che è stato approfondito da uno dei maggiori studiosi dell’Islam, ovvero Ignaz Goldziher. Nel suo Muslim Studies[2] questo autore individua nel termine “virtù” il migliore significato attribuibile alla parola muruwwa. Una traduzione, come si vede, che possiede implicitamente delle origine latine (“virtus”).[3]
Con [il termine di] muruwwa la lingua araba intende tutte quelle virtù che, fondate nella tradizione della sua gente, costituiscono la reputazione di un individuo o della tribù cui egli appartiene; l’osservanza di questi doveri è connessa con la parentela, i rapporti di protezione e ospitalità, e l’osservanza della grande legge della vendetta di sangue.[4]
Bologna, Iside e la Vergine Maria; Basilica di Santo Stefano
La Basilica di Santo Stefano è un complesso di edifici di culto di Bologna. Si affaccia sull’omonima piazza ed è conosciuto anche come il complesso delle “Sette Chiese”. La tradizione indica San Petronio come ideatore della basilica, che avrebbe dovuto imitare il Santo Sepolcro di Gerusalemme, edificata sopra un preesistente tempio dedicato a Iside[1]. Per quale motivo la Basilica è stata ricostruita su un tempio ed inoltre chi era Iside, o Isis o Isi (in lingua egiziana Aset, ossia trono) ? Partiamo da quest’ultima domanda. Dunque Iside è la dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia.
Nascita e significato dell’Ortodossia
La nascita dell’Ortodossia si può datare, in un certo qual modo, intorno al quarto secolo, quando il Cristianesimo comincia ad allontanarsi dal paradigma giudaico-cristiano e inizia a tenere i primi Concili. Ortodossia, dal termine “ortodosso” significa letteralmente “retta dottrina”. A questo significato primario, la tradizione ecclesiale ne aggiunge un secondo, complementare al primo: quello di “retta glorificazione” I due concetti vogliono esprimere la medesima realtà, cioè la professione della retta fede cristiana, sia essa formulata sul piano concettuale (dottrina (religione)) o celebrata nella liturgia della Chiesa (glorificazione).







