Ginevra, Conferenza sul razzismo: il ruolo di mediatore della Santa Sede
L’appuntamento diplomatico e politico, cosiddetto ‘Durban 2”,sul tema caldo del razzismo, che si è aperto il 20 Aprile a Ginevra, ha visto la defezione di alcune nazioni quali: gli Stati Uniti, l’Italia, il Canada, l’Olanda, l’Australia e Israele.
Mentre tra i paesi presenti c è da segnalare il Vaticano. Oltre a tutti i paesi arabi e quelli islamici. Una conferenza quella di Ginevra nata male, visto che da mesi gli Usa, la Ue e molti altri paesi, tra qui l’Italia, avevano iniziato un giro di consultazioni di carattere diplomatico, annunciando il boicottaggio della conferenza. Un boicottaggio germinato, per molti riferimenti anti-israeliani, già scritti nelle conclusioni della Durban 1. A questo gruppo di nazioni comunque, non ha aderito lo stato Vaticano. Infatti, la presenza della Santa Sede, era già stata anticipata dal Santo Padre durante l’Angelus, dove aveva invitato tutte le delegazioni a lavorare insieme in uno spirito di dialogo e di reciproca accettazione per metter fine ad ogni forma di razzismo, discriminazione e intolleranza. Non solo. Il pontefice aveva anche citato alcuni passi della Dichiarazione del 2001 mostrando di condividerli: nel testo – ha ricordato – si ‘riconosceva e si riconosce, che ‘tutti i popoli e le persone formano una famiglia umana, ricca in diversita’. Essi hanno contribuito al progresso della civiltà e delle culture che costituiscono il patrimonio comune dell’umanità la promozione della tolleranza, del pluralismo e del rispetto può condurre ad una società più inclusivà’. Dal Vaticano fanno inoltre sapere, che è implicita ogni condanna nei confronti dell’ antisemitismo, l’islamofobia e la cristiano fobia, come richiesta da più parti. . E si ribadisce nella nota vaticana : che la Shoah non può essere dimenticata. Il ruolo della Santa Sede assomiglia sempre più a quello di mediatore, tra le varie componenti politiche e religiose presenti e assenti dalla conferenza di Ginevra. Un ruolo quello vaticano, nato dall’esigenza ormai quotidiana, di correggere e in molti casi di fermare comportamenti, presenti in molti paesi del mondo, di stampo razzista. A questo va aggiunto comunque, il timore da parte vaticana, di un rischio di¬plomatico con Israele. Il motivo: l’avere deciso di partecipare alla conferenza sul razzismo . Un rischio che si potrebbe concretizzare fanno sapere fonti ufficiose vicine alla Santa Sede, alla vigilia del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa.
Di Giampaolo Poniciappi
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