Bonn, sede del Consiglio per la biodiversità globale

E’ stata una sorpresa, emozionante come un romanzo giallo: il 20 aprile, la Germania si è aggiudicata la sede di IPBES (piattaforma integovernativa di biodiversità e servizi per l’ecosistema) che è simmetrica alla più vecchia IPCC (piattaforma integovernativa sul cambiamento climatico). Il nuovo organismo sarà ospitato a Bonn, grazie al fatto che al quarto scrutinio la Germania l’ha spuntata sulla super favorita Corea del Sud con 47 voti a 43.
Come per il Consiglio del clima, deputato a dare supporto scientifico ai Governi in materia di mutamenti climatici, gli esperti della biodiversità dovranno monitorare il fenomeno e consigliare i politici responsabili dell’ambiente. Il loro lavoro si baserà sui rapporti pubblicati regolarmente circa la sopravvivenza delle specie nelle varie parti del mondo.
Poco prima del Natale 2010, l’Assemblea Generale dell’Onu deliberò la nascita di IPBES, e la settimana scorsa i delegati di 103 Stati, di cui 92 con diritto di voto, si sono riuniti a Panama City per dare corpo a quel progetto. Accanto a Germania e Corea del Sud, nella prima votazione erano in lizza anche Kenia, Francia e India.

Finora nessun Paese è riuscito a bloccare la scomparsa delle specie in via di estinzione.
La nuova commissione di periti s’ispirerà alle iniziative intraprese dalle sezioni ambientali delle Nazioni Unite già nel 2000. Allora fu istituito Millennium Ecosystem Assessment, pensato come fondamento scientifico per elaborare ulteriormente le varie convenzioni ecologiste, stipulate soprattutto negli anni ottanta e novanta, a protezione degli animali, delle piante e degli spazi vitali.
Durante le recenti trattative degli Stati firmatari della Convenzione sulla biodiversità -stipulata a Bonn nel 2008 e ritenuta un successo-, è emerso con chiarezza che, per ora, nessun Paese ce l’ha fatta a frenare la sparizione o il regresso delle specie autoctone, né a fermare l’invasione di organismi alloctoni.

Stando a stime un po’ grossolane, ogni giorno scompaiono da 50 a 150 specie.
Nei prossimi mesi, previa consultazione con i vari Governi, centinaia di specialisti in biodiversità saranno chiamati a operare a titolo gratuito; dovranno raccogliere e valutare i rapporti nazionali sulle condizioni date e le nuove ricerche. Ancora non è chiaro se questi studiosi di biodiversità saranno del tutto indipendenti e se potranno fissare autonomamente i loro ordini del giorno, o se invece la politica potrà mettere bocca nella scelta dei temi da trattare. Così come è da stabilire l’esatta collocazione del nuovo organismo all’interno dell’Onu -se debba far parte della Fao o dell’Unesco o di un’altra sezione. Per quanto attiene ai finanziamenti, il fabbisogno stimato è tra i 2,5 e i 5 milioni di euro all’anno, cui vanno aggiunti 3 milioni l’anno per mantenere il segretariato centrale di IPBES a Bonn e i segretariati regionali.

(Articolo di Joachim Mueller-Jung su Frankfurter Allgemeine Zeitung del 20-04-2012. Traduzione di Rosa a Marca)

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Posted by on 27/05/2012. Filed under SICUREZZA. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. Both comments and pings are currently closed.

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